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La Cina aveva scoperto l'America

http://www.nauticareport.it/dettnews.php?idx=6&pg=5904
http://cronologia.leonardo.it/storia/mondiale/cina021.htm
http://www.repubblica.it/2006/a/sezioni/esteri/mappafalsa/mappafalsa/mappafalsa.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Gavin_Menzies#1421:_The_Year_China_Discovered_the_World


Zheng He
Membro della dinastia dei Ming, eunuco reale e compagno di giochi del piccolo principe Zhu Di, aiutò quest'ultimo a compiere una rivolta contro il padre dello stesso: l'Imperatore. Zhu Di, una volta salito al trono come nuovo Imperatore ordinò, nel 1403, la costruzione di una flotta imperiale sia per scopi mercantili, che come flotta da guerra e per gli affari diplomatici.

L'Imperatore Zhu Di mise al comando di tutta la flotta Zheng He, che fu quindi nominato Ammiraglio. Di religione musulmana, Zheng He venne quindi incaricato dall'imperatore, che assunse il nome di Yongle, di effettuare spedizioni navali a carattere diplomatico, scientifico e commerciale nei mari occidentali, guidando una flotta di grandi giunche imperiali che includeva anche navi mercantili, le cosiddette navi dei tesori.
Secondo la versione ufficiale, la flotta avrebbe dovuto ricercare l'imperatore Jianwen (1377-1402) scomparso misteriosamente con la guerra civile che vide salire al trono Yongle, mentre secondo il professore d'ingegneria marittima Xin Yuan'ou, dell'Università di Shanghai Jiaotong, l'impero cinese, minacciato dalle armate del Tamerlano (1336-1405) che aveva già conquistato gran parte dell'Asia, avrebbe mandato Zheng He in cerca di alleati.

L'enorme flotta comandata da Zheng He (317 navi misuranti 130x54 m ed equipaggiate con 12 vele e con 28.000 soldati a bordo) partì per il primo viaggio nell'Oceano Indiano, raggiungendo le coste orientali dell'Africa, il Mar Rosso, il Giappone e la Corea.
Dato il successo della prima spedizione fu incaricato di condurne una seconda nei mari dell'Indocina, dell'Indonesia e dell'India meridionale, spingendosi sino a toccare le coste arabiche meridionali e dell'Africa orientale tra l'attuale Somalia e il Kenya. Tra il 1405 e il 1433 effettuò in tutto sette viaggi; l’ultimo di questi (affrontato con 300 navi e circa 27.500 uomini) durò dal 1431 al 1433: la flotta comandata da Zheng He visitò i porti di Champa (oggi in Vietnam) e Giava, oltre a Palembang, Malacca, Ceylon e Calcutta. Tra i successi diplomatici della spedizione si ricorda la dissuasione del re del Siam a minacciare il Regno di Malacca.
Da Calcutta una parte della flotta continuò il viaggio verso ovest costeggiando il corno d'Africa sino a Malindi e commerciando sul Mar Rosso, in tale viaggio molti dei marinai cinesi poterono probabilmente visitare la Mecca. Zheng He invece, che era probabilmente rimasto a Calcutta, morì nel viaggio di ritorno e fu seppellito in mare.
Anche se le grandi spedizioni di Zheng He sono un fatto storico, ancora oggi si discute sui limiti raggiunti dalle esplorazioni cinesi. Il professor Chen Hsin-hsiung dell'Università Nazionale Cheng Kung di Tainan (Taiwan), sostiene ad esempio che le fonti non attestano se sia stata effettivamente la flotta di Zheng He a raggiungere l'Africa.

"Ipotesi del 1421"

L'ex-ufficiale della Royal Navy Gavin Menzies, nel libro 1421: La vera storia della spedizione cinese che scoprì l'America, ha sostenuto che, nel corso del sesto (1421-1423) dei suoi sette viaggi esplorativi, la flotta di Zheng He (composta da navi agli ordini dei capitani Zhou Wen, Zhou Man, Yang Qing e Hong Bao) avrebbe scoperto l'Australia, la Nuova Zelanda, le Americhe, l'Antartico, la costa settentrionale della Groenlandia ed il Passaggio a nord-est. Queste conoscenze sarebbero poi state censurate perché i mandarini, i burocrati della corte imperiale, temevano che il costo di ulteriori spedizioni avrebbe danneggiato l'economia cinese. Secondo l'ufficiale, già poco dopo, nel 1428, i portoghesi entrarono in possesso di una carta della terra cinese che un mercante veneziano, Niccolò Da Conti, avrebbe avuto navigando con Zheng He.

Carta nautica di Pizzigano 1424


Fonte: http://www.dightonrock.com/verdadeiras_antilhas_tn.htm

Pizzigano è l'autore del portolano noto come la Carta di Pizzigano, datato 22 agosto 1424, scritta in veneziano e portoghese. 
In essa sono raffigurate l'Europa occidentale, l'Africa occidentale, l'Oceano Atlantico, le Azzorre, le Canarie ed altre quattro isole, due blu e due rosse. Queste isole, non esistenti in realtà, portano il nome di Satanazes, Antillia, Saya e Ymana.
Queste isole, secondo G. Menzies (1421 the year China  discovered America, Harper Collins Publishers 2003), sono Puerto Rico (Antilia) e Guadaloupe (Satanazes), visitate da una flotta cinese nel 1421.
Il nome dell'autore della carte è rovinato ed è possibile leggere con chiarezza solo "Pizzi..", ed alcuni storici non sono d'accordo ad attribuire l'elaborazione della mappa a Zuanne Pizzigano.

La mappa è attualmente conservata presso la biblioteca dell'Università del Minnesota.


Mummie egizie nel Gran Canyon ?

Fonte: http://www.philipcoppens.com/egyptiancanyon.html

Esiste, all’interno del Grand Canyon, un enigmatico sistema di gallerie che è la prova di un viaggio in America degli antichi egizi? È tutto falso? Oppure la verità è qualcosa d’intermedio? 
Il 5 aprile 1909, una storia in prima pagina nell’Arizona Gazette parlava di una spedizione archeologica nel cuore del Grand Canyon, finanziata dalla Smithsonian Institution, che aveva portato alla scoperta di reperti egiziani. Il 5 aprile è un giorno che cade vicino al 1° aprile - ma non abbastanza... forse la storia potrebbe essere vera? 
Da allora, non si è sentito più parlare di questa scoperta. Oggi, oltre cinque milioni di turisti visitano ogni anno il Grand Canyon. Se ci fosse stato qualcosa di nascosto nel canyon, sarebbe stato scoperto da tempo. Tuttavia, la maggior parte dei turisti rimane circa tre ore soltanto nella gola, di solito per visitare il leggendario South Rim, su un percorso di circa 89 miglia, lungo il quale si trova la maggior parte delle maggiori attrattive turistiche. Inoltre, alcuni hanno detto che l’intera scoperta è stata oggetto di una grande operazione di copertura, apparentemente nel tentativo di mantenere il vecchio status quo affermato dagli storici, e cioè che gli antichi Egizi non si siano mai avventurati al di fuori delle acque del fiume Nilo. 
La storia originale racconta che il gruppo aveva trovato una rete di gallerie sotterranee, in alto sopra il fiume Colorado, contenente vari reperti antichi, statue e persino mummie. Una grande scoperta, non ci sono dubbi. Impossibile che riesca a sfuggire all’occhio dei radar archeologici. Tuttavia, la Smithsonian Institution dice di non avere alcuna documentazione al riguardo. Che cosa è successo? Per scoprirlo, vi è solo una guida: l’articolo stesso. Anche se l’articolo era anonimo, permetteva d’identificare alcuni degli archeologi coinvolti: "sotto la direzione del Prof. S. A. Jordan", con l’avventuriero G.E. Kinkaid sostenuto dalla Smithsonian, che riferisce le sue conclusioni. 
Ma la storia si confonde quando la Smithsonian dichiara di non trovare Kinkaid o Jordan nei propri archivi. Ad una domanda rivolta nel 2000, l’istituzione ha risposto: "La Smithsonian Institution ha ricevuto molte domande su un articolo del 5 aprile 1909 della Phoenix Gazette su G.E. Kincaid e la sua scoperta di una ‘grande cittadella sotterranea’ nel Grand Canyon, scavata da un’antica razza di origine orientale, forse proveniente dall’Egitto.’ [...]Il Dipartimento di Antropologia della Smithsonian ha cercato nei propri archivi, senza trovare alcuna menzione di un Professore Jordan, di Kincaid, o di una civiltà egizia perduta in Arizona. Tuttavia, la storia continua ad essere ripetuta in libri e articoli. 
Vi è la possibilità d’un muro di silenzio, ovviamente, come alcuni hanno sostenuto. Le registrazioni non devono necessariamente trovarsi in quell’archivio oppure il riferimento alla Phoenix Gazette invece che all’Arizona Gazette potrebbe essere un semplice errore, o una valvola di fuga che è spesso presente nelle risposte ufficiali di diplomazia per districarsi dalle domande difficili. Storie come "la Divisione X della CIA non ha alcun archivio" spesso significa che è la Divisione Y ad averlo. 
Non sembra che esistesse nessun Professor Jordan, e lo stesso Kinkaid risulta molto difficile da trovare. Tuttavia, il 12 marzo dello stesso anno, la Gazzette ha riferito su una precedente fase dell’avventura di Kincaid: "G.E. Kincaid raggiunge Yuma". Qui, Kinkaid è individuato come proveniente da "Lewiston, Idaho", ed "è arrivato a Yuma, dopo un viaggio da Green River, Wyoming, lungo l’intero corso del fiume Colorado. Egli è il secondo uomo a fare questo viaggio ed è venuto da solo, in un piccolo natante, fermandosi a suo piacere ad indagare nella campagna circostante. Ha lasciato Green River nel mese di ottobre con una piccola barca a remi, portando con sé una fotocamera, con la quale ha scattato oltre 700 foto del fiume e del canyon, che erano insuperabili. Il Sig. Kincaid dice che uno degli aspetti più interessanti del viaggio è stato il passaggio attraverso le rapide, alla diga di Laguna. Ha fatto questo passaggio pericoloso con l’unico danno della perdita di un remo"; Il racconto sembra abbastanza chiaro e privo di punti oscuri. 
L’articolo conclude: "Alcune interessanti scoperte archeologiche sono state portate alla luce e tutto il viaggio è stato di tale interesse che egli lo ripeterà il prossimo inverno in compagnia d’amici". 
Meno d’un mese dopo, lo stesso giornale sembrava continuare la storia al punto in cui l’aveva lasciata: ora era Kinkaid a parlare delle sue "interessanti scoperte archeologiche", consistenti in una serie di gallerie e passaggi, con una camera a croce vicino all’ingresso, contenente una statua. 
"L’idolo somiglia a Buddha, anche se gli scienziati non sono certi sul culto religioso, al quale possa riferirsi. Prendendo in considerazione tutto ciò che finora ho trovato, è possibile che questo culto somigli da vicino a quello dell’antico popolo del Tibet". Egli inoltre sosteneva d’aver trovato uno sconosciuto metallo grigio, simile al platino, come pure piccole teste scolpite, sparse sul pavimento. L’Urns è perplessa per i "misteriosi geroglifici, dei quali la Smithsonian Institution spera ancora di scoprire la chiave." In un’altra stanza ha trovato mummie: "Alcune delle mummie sono coperte di fango, e tutte sono avvolte in un involucro di corteccia". 
Anche in questo caso, il racconto è abbastanza chiaro. Idoli che "somigliano" a Buddha, o piuttosto che "sono" il Buddha. Il culto "somiglia" a quello del Tibet, non "è"... Kinkaid sta cercando di utilizzare analogie per spiegare la sua scoperta. È l’anonimo autore dell’articolo a stabilire il collegamento con l’Egitto, e la sua mente propende per una delle più grandi scoperte di tutti i tempi. Tuttavia, il giornale apparentemente non ha mai dato un seguito alla storia. 
Sebbene il coinvolgimento della Smithsonian Institution faccia pensare alla possibilità di un oscuramento (come alcuni hanno sostenuto), questo non dimostra né che l’intera storia sia un falso, né che sia vera, né che il giornale possa avere fabbricato la storia. "Kinkaid" può essere stato presente, e può avere gonfiato le proprie credenziali. In estrema alternativa, può essere persino tutto avvenuto come si narra, oppure può essere un falso, ma fatto da chi? 
Il giornale era piuttosto esplicito al riguardo. Potrebbe essere stata una truffa del suo stesso editore, nel tentativo di vendere più giornali, ma in tal caso ci si aspetterebbe di leggere di più sul ritrovamento, compresi annunci come "il seguito nella prossima edizione", per sollecitare l’appetito del pubblico. 
L’anonimo articolista potrebbe aver fabbricato la storia lui stesso, forse perché non aveva di che riempire l’intero giornale. Forse... il che lascia Kinkaid. Nel suo primo racconto, si legge che egli ha affermato di aver compiuto scoperte archeologiche, ma sembra che queste si siano verificate tutte in proprio. Inoltre, egli avrebbe scattato numerose fotografie. Dobbiamo sottolineare che la scoperta della rete di gallerie sotterranee si è verificata prima che il primo racconto fosse scritto. In realtà, sembra che la scoperta fosse stata fatta circa quattro o sei mesi prima dell’articolo. Ma dal secondo racconto apprendiamo che Kinkaid apparentemente non viaggiava da solo, ma era aiutato da un professore della Smithsonian. Inoltre, sembra non aver fatto foto della sua scoperta. Sebbene egli sostenga che l’accesso era stato molto difficile, ci si aspetterebbe che Kinkaid avesse portato alcune fotografie della zona. 
Nell’articolo sulla Phoenix (Arizona) Gazette del 5 aprile 1909 si afferma che Kinkaid "ha riferito la storia" della "cittadella sotterranea" "alla città" (Phoenix e la Gazzette) "ieri" (4 aprile 1909), dopo avere "scoperto" il sito "alcuni mesi fa". È chiaro che il giornale sta riferendo su informazioni recenti. Ma perché Kinkaid non avesse incluso la sua scoperta nel suo racconto originale, in marzo, è più enigmatico. Anche se il giornale a maggio avesse voluto aspettare a rivelarlo, il ritardo appare per intero causato da Kinkaid. 
In assenza di tracce di Kinkaid, però, come si può affermare realmente che egli sia esistito? Jack Andrews ha sottolineato che Kinkaid potrebbe essere stato una vera e propria persona. Nel resoconto del giornale, si dice che Kinkaid era "alla ricerca di minerali". 
"Sono stato in viaggio verso il basso fiume Colorado, in una barca, da solo, alla ricerca di minerali". 
Il Canyon è una nota fonte di minerali, compreso il rame. Ma nel 1908, l’anno della spedizione di Kinkaid, il Presidente Theodore Roosevelt aveva incluso il Canyon in una National Forest, con la chiusura all’attività mineraria o a qualsiasi attività di prospezione. Andrews ha inoltre dimostrato che la zona in cui egli avrebbe trovato la grotta era un noto campo di prospezione. Così potrebbe essere vero... anche se forse il giornale ha sbagliato il suo nome... Un errore d’ortografia potrebbe inviare qualsiasi ricercatore fuori dalla strada giusta, portando alla conclusione che una persona non sia esistita. 
Che dire poi, a proposito della grotta? È un dato di fatto che il Canyon presenta molte buche e grotte, la maggior parte delle quali sono state scoperte da escursionisti. Chiaramente favorita per una connessione con l’Egitto è l’area attorno a Ninety-four Mile Creek e Trinity Creek, che ha siti con nomi come il Tempio di Iside, la Torre di Set, la Torre di Ra, il Tempio di Horus, il Tempio di Osiride, ecc. Nella zona di Haunted Canyon ci sono nomi come la Piramide di Cheope, il Chiostro di Buddha, il Tempio di Buddha, Shiva e il empio di Manu e il Tempio di Shiva. 
In un libro intitolato "L’antico segreto del Fiore della Vita" (vol. II, pag 302), si sostiene che due escursionisti, lungo la strada per il Tempio di Iside, trovarono una piramide, composta di roccia nativa. Una volta giunti al Tempio di Iside, affermarono di aver visto una serie d’ingressi di grotte. Essi affermarono che gli ingressi alle grotte erano ad un’altezza di 800 piedi, e che si arrampicarono, sperando di entrare in quella che sembrava la grotta più promettente. Invece la trovarono sbarrata da rocce. A loro parere, l’ingresso era stato fatto dall’uomo e c’era un’apertura circolare di 6 piedi, scavata nel soffitto. 
Non è noto se si tratti d’una vera scoperta, o d’un racconto non rilevante per la cronaca. Il Tempio di Iside è a più di 40 miglia dal luogo citato dal nostro articolo di giornale. Inoltre, esso è solo una delle numerose cavità nel Grand Canyon chiamate con termini come ‘egizio, greco, indù, cinesi’ e con nomi di divinità dei paesi nordici. L’origine dei nomi piuttosto esoterica è misteriosa, quasi come lo stesso Canyon, e ha dato luogo a più d’una speculazione su ciò che i primi esploratori potessero avervi trovato. Ma può anche essere una perfetta memoria del tempo in cui vi si trovavano cose egiziane ed indiane, che dovevano emanare un grande fascino. 
Jack Andrews sostiene di aver conosciuto "la posizione di questa grotta [quella di Kinkaid] sin dal 1972. Ho mantenuto il segreto da allora". 
Nel giugno 2001, ritenne che fosse "il momento buono di rivelare la posizione". Ma poi aggiunge che non ha mai scoperto la "posizione fisica" di questa scoperta. Dalla sua descrizione, appare come se egli avesse "visto" il sito in un sogno o in una visione, ma non avesse mai messo piede al suo interno. 
Tuttavia, si può tentare di utilizzare le scarse informazioni di Kinkaid sul sito, "quarantadue miglia su per il fiume dal canyon di El Tovar Crystal..." Questo non è molto preciso. Andrews ritiene che la grotta si trovi in una profonda gola del fiume, conosciuta come Marble Canyon, che è accessibile "arrivando in barca o in un gommone galleggiante, oppure a piedi dal bordo della gola del fiume Little Colorado, sulla riserva Navajo". Andrews enuncia alcune altre possibilità, che sembrano tutte abbastanza credibili, per arrivare da qualche parte... ma non necessariamente all’interno della grotta. Kinkaid ha scritto che "l’ingresso è 1486 piedi sotto la parete del Grand Canyon". Sicuramente non è un accesso adatto per i deboli di cuore, e ci si pone la questione di come lo stesso Kinkaid fosse riuscito nell’impresa. 
Andrews conclude: "Penso che la "grotta" descritta nella storia di testa dell’Arizona Gazette del 5 aprile 1909, con la sua fantastica collocazione sotterranea, si trovasse, e si possa ancora trovare, al di sopra di un tratto lungo sei miglia del fiume Colorado nel Marble Canyon, al confine tra il Marble Canyon e la Navajo Nation, sopra una zona vicino alle Kwagunt Rapids. “È possibile che sia ancora da scoprire? Un ranger ha detto che ‘la zona del parco è molto remota e fino ad oggi [2000] la nostra conoscenza del territorio è piuttosto esile, e francamente, non si tratta di un settore che regolarmente si pattuglia [...], la zona è raramente visitata’”. 
Gli scettici hanno espresso molte critiche ad Andrews, mentre altri hanno creduto senza esitazioni alla storia. Una cosa è interpretare la negazione della Smithsonian come prova di un cover-up, ma l’interpretazione che ne ha fatto David Icke è un’altra cosa. In "The Biggest Secret", egli scrive testualmente: "Nel 1909 una città sotterranea, costruita con la precisione della Grande Piramide, è stata trovata da G.E. Kincaid vicino al Grand Canyon in Arizona. Era grande abbastanza per accogliere 50.000 persone e vi sono stati trovati corpi mummificati di origine orientale o egiziana, secondo il leader della spedizione, Professor S.A. Jordan. Una mia personale ricerca suggerisce che essa deriva a noi da un’altra dimensione, la quarta dimensione inferiore, in cui il controllo e la manipolazione dei rettili è la principalmente capacità". 
La storia continua a crescere e crescere, ora le grotte ospitano una notevole popolazione. Icke poi aggiunge la sua "ricerca", utilizzando la storia come "prova" per la sua teoria del controllo dei rettili. 
Questo dove ci conduce? Forse la risposta è da qualche parte nel mezzo della controversia. Fra tante grotte, alcune devono pur contenere qualcosa. Kinkaid non ha mai detto che era qualcosa d’egiziano - ha solo abbozzato un confronto. Si potrebbe semplicemente dire che si trattasse di qualcosa fatto dai nativi... 
La prima cultura ad occupare la vallata fu quella degli Anasazi, che arrivarono nella regione intorno al 500 d.C., cacciatori di piccola selvaggina e coltivatori di mais e di zucche per la loro sussistenza. Verso il 1000 d.C., la loro cultura era avanzata a un punto tale, che avevano iniziato a sviluppare un proprio stile distintivo di ceramica, avanzati metodi di produzione agricola, ed una singolare forma di dimora conosciuta come "pueblo". 
Degli uomini del passato più antico, abbiamo trovato sepolture in grotte. Inoltre, molte culture hanno elaborato le grotte delle falesie e delle scogliere, in particolare se sono rivolte verso il sorgere del sole, in molti luoghi sacri, spesso cimiteri. Esempi di questo esistono in Francia nei Pirenei, ma il canyon cretese noto come Valle dei Morti o la falesia africana dei Dogon costituiscono un comune denominatore, ad indicare che grotte e scogliere erano favorite, sin dalla remota antichità. Perché il Grand Canyon dovrebbe essere diverso? E se così fosse, allora è del tutto possibile che resti umani siano stati trovati ... e forse continueranno ad essere trovati. 
Piuttosto che di origini egiziane o tibetane, però, mi pare che siano più probabilmente resti degli Anasazi. Gruppi di Anasazi, ampiamente disseminati in tutto il sud del Colorado Plateau, e nella parte superiore del bacino del Rio Grande, definirono le loro somiglianze - e le loro differenze - in gran parte di "Case Grandi" o "abitazioni rupestri" a più piani, in pueblos composti di diverse stanze. Questo li collega tra loro, anche se i singoli gruppi stessi hanno sostenuto più spesso le reciproche differenze che non le somiglianze. 
Il sito infatti è vicino ad un centro dei Navajo, che sono uno dei popoli discendenti degli Anasazi, che significa "antichi" in lingua Navajo. Nel Canyon de Chelly c’è la cosiddetta Mummy Cave, l’ultimo sito noto occupato dagli Anasazi nella zona. 
Situate in una grande alcova protetta, circa 300 piedi sopra il fondo del canyon, le due grotte adiacenti recano i resti di una dimora a più piani composta di circa 55 camere e quattro strutture circolari cerimoniali, o kivas, forse risalenti al 1050. 
La prima spedizione della Smithsonian chiamò il canyon "del Muerto", per i due antichi corpi che vi trovò sepolti. C’è dunque qualcosa di molto simile a quanto sostiene Kinkaid: una grotta, in una rupe, con una complessa serie di stanze, che contengono anche mummie ... e la Smithsonian è coinvolta. L’unica grande differenza sta nel fatto che questo sito è conosciuto, mentre quello di Kinkaid non lo è. Ma ciò che Mummy Cave altrettanto dimostra, è che non vi è alcuna necessità di tibetani o egiziani, ma che i suoi occupanti sono più probabilmente i locali Anasazi... se è esistita ... e perché no? Mummy Cave può sembrare molto diversa da come immaginiamo quella che descrive Kinkaid ... Ma sappiamo così poco di Kinkaid ... Anche se questa storia può o non può essere vera, esempi come la Mummy Cave hanno dimostrato che la storia di Kinkaid può non essere tanto importante quanto molti credono che sia. Anche se Kinkaid e Jordan sono persone reali, la sensazionalistica aura della relazione deriva tutta da quanto ha scritto l’anonimo autore. E anche se fosse una segnalazione veritiera, con il clima attuale, si può immaginare il motivo per cui la gente avrebbe potuto facilmente scambiato con una cultura antica una locale cultura indiana. È solo perché non si credeva che gli indiani possedessero un livello di sviluppo evoluto, per cui, quasi de facto, il sito doveva essere del "Vecchio Mondo" ... Nel XXI secolo, sappiamo certamente di più. 

L’articolo della Gazette: 
ESPLORAZIONI NEL GRAND CANYON 
Misteri dell’immensa Rich Cavern portati alla luce 
Jordan è entusiasta 
Notevoli reperti antichi indicano persone migrate da Oriente 

Le ultime notizie sul progresso delle esplorazioni di ciò che è oggi considerata dagli scienziati come non solo la scoperta archeologica più antica degli Stati Uniti, ma una delle più preziose al mondo, come è stato detto qualche tempo fa nella "Gazzetta", sono state presentate alla città ieri da parte di G.E. Kinkaid, l’esploratore che ha trovato la grande cittadella sotterranea del Grand Canyon, durante un viaggio da Green River, Wyoming, il Colorado, in una barca di legno, per Yuma, diversi mesi fa. 
Secondo la storia raccontata alla Gazzetta da parte del signor Kinkaid, gli archeologi della Smithsonian Institution, che finanziava la spedizione, hanno compiuto scoperte che hanno quasi definitivamente dimostrato che la razza che abitava questa misteriosa grotta, scavata nella roccia da mani umane, era di origine orientale, forse dall’Egitto, all’epoca di Ramses. Se le loro teorie saranno sostenute dalla traduzione delle tavolette incise con geroglifici, il mistero della preistoria dei popoli del Nord America, le loro antiche arti, chi fossero e da dove fossero venuti, saranno risolti. L’Egitto e il Nilo, e l’Arizona e il Colorado saranno collegati tra loro da una catena storica esecuzione che risale sino ad un’epoca tale da far barcollare gli scrittori di fantascienza. 

Un esame approfondito
Sotto la direzione del Prof. S. A. Jordan, la Smithsonian Institution sta proseguendo una più approfondita ricerca, che sarà portata avanti fino a quando l’ultimo anello della catena non sia chiarito. Quasi un miglio sotto terra, a circa 1480 piedi sotto la superficie, si è percorso il tunnel principale, per trovare un’altra gigantesca camera da cui si irradia una rete di passaggi, come i raggi di una ruota. 
Diverse centinaia di camere sono state scoperte, raggiunte da passaggi che si dipartono dalla principale. Uno di loro è stato esplorato per 854 piedi e l’altro per 634. Le recenti scoperte includono oggetti che non sono mai stati conosciuti come nativi di questo paese, e senza dubbio hanno la loro origine in Oriente. Armi da guerra, strumenti di rame, dal taglio forte e duro come l’acciaio, indicano l’alto stato di civiltà raggiunto da queste strane persone. Gli scienziati si sono mostrati talmente interessati che i preparativi sono stati fatti per allargare il campo di studi, e l’organico sarà aumentato a trenta o quaranta persone. 

La relazione del Sig. Kinkaid 
Il Sig. Kinkaid è stato il primo bambino bianco nato in Idaho ed è stato un esploratore e cacciatore per tutta la sua vita, per trenta anni è stato al servizio della Smithsonian Institution. Anche raccontata in breve, la sua storia suona favolosa, quasi grottesca. 
"In primo luogo, vorrei sottolineare che la caverna è quasi inaccessibile. L’ingresso si trova 1486 piedi verso il basso, sulla parete del gran canyon. Si trova sul territorio del governo e nessuna visita sarà consentita sotto pena di violazione. Gli scienziati desiderano lavorare indisturbati, senza paura che le scoperte archeologiche siano rovinate da vandali o cacciatori di tesori. Un viaggio sarebbe inutile, e il visitatore sarebbe rispedito per la sua strada. La storia di come ho trovato la caverna è stata raccontata, ma in un punto: stavo viaggiando verso il basso Colorado fiume in barca, da solo, alla ricerca di minerali. Circa quarantadue miglia lungo il fiume dal canyon El Tovar Crystal ho visto, sulla parete orientale, macchie nella formazione sedimentaria circa 2000 piedi sopra il letto del fiume. Non c’era nessun sentiero in quel punto, ma l’ho finalmente raggiunto con gran difficoltà. 
Al di sopra di una piattaforma che nasconde la vista dal fiume, c’era l’ingresso della grotta. Ci sono gradini che conducono da questo ingresso a circa trenta metri di distanza, sino a ciò che era, al momento in cui la grotta era abitata, il livello del fiume. Quando vidi i segni di scalpello sulla parete presso l’entrata, il mio interesse si risvegliò, impugnai la pistola ed entrai. Penetrai per diverse decine di metri lungo il passaggio principale, sino ad arrivare alla cripta nella quale ho scoperto le mummie. Ne misi una in posizione per fotografarla con il lampo del flash. Ho raccolto un certo numero d’oggetti, che ho portato giù per il Colorado sino a Yuma, da dove li ho spediti a Washington con i particolari della scoperta. Dopo di che, furono intraprese le esplorazioni. 

I passaggi
Il passaggio principale è di circa 12 piedi di larghezza, che si riducono a nove verso la fine. A 57 piedi dall’ingresso si aprono i primi passaggi laterali a destra e a sinistra , su entrambi i lati, che conducono a un certo numero di camere grandi all’incirca 10 o 13 metri. Vi si entra da porte ovali e sono ventilate da aperture tonde, ricavate nello spessore delle pareti dei passaggi. I passaggi sono larghi poco più d’un metro e sono lavorati con lo scalpello, ben definiti, come se li avesse tracciati un ingegnere. I soffitti di molte camere convergono verso la sommità. I passaggi laterali vicino all’ingresso formano un angolo acuto dalla sala principale, ma poi piegano gradualmente sino ad un angolo retto. 

Il Santuario
A una trentina di metri dall’ ingresso c’è la sala d’incrocio, lunga diverse centinaia di piedi, in cui si trova l’idolo, o immagine, del dio di quella gente, seduto a gambe incrociate, con un fiore di loto o giglio in ogni mano. L’aspetto del viso è orientale, come le decorazioni incise in questa caverna. L’idolo assomiglia a Buddha, anche se gli scienziati non sono certi per quanto riguarda il culto religioso, che esso rappresenta. Prendendo in considerazione tutto ciò che finora si è trovato, è possibile che questo culto assomigli a quello dell’antico popolo del Tibet. 
Intorno all’idolo vi sono più piccole immagini, alcune molto belle in forma, altre col collo storto e forme distorte, simboliche, probabilmente, del bene e del male. Ci sono due grandi cactus con bracci sporgenti, uno su ciascun lato del palco su cui il dio campeggia. Tutto questo è scavato nella viva roccia, simile al marmo. Nell’angolo opposto della sala sono stati trovati strumenti di tutte le descrizioni, fatti di rame. Questa gente sicuramente conosceva un’arte perduta per l’indurimento questo metallo, che poi è stata cercata per via chimica per secoli, senza risultato. Su una panchina che corre tutto intorno c’era uno stato di circa di carbone con altri materiali, probabilmente utilizzati nel processo. Vi sono anche scorie e roba simile a stampi, il che dimostra che questi antichi uomini fondevano i minerali, ma finora nessuna traccia di dove e come questo fosse fatto è stata scoperta, né l’origine del minerale. 
"Tra gli altri reperti vi sono urne o vasi e tazze di rame e d’oro, con forme artistiche. Il lavoro comprende ceramiche e vetri smaltati. Un altro passaggio porta a granai, come si trovano nei templi orientali. Essi contengono semi di vario genere. Un gran magazzino non è ancora stato esplorato, in quanto si trova a dodici piedi d’altezza e può essere raggiunto solo da sopra. Due ganci di rame pendono sul bordo, il che indica che una sorta di scaletta era collegata. Questi granai sono arrotondati, e i materiali di cui sono costruiti, a mio avviso, sono fatti con cemento molto duro. Un metallo grigio si trova anche in questa caverna, puzzle che gli scienziati, perché la sua identità non è stata stabilita. Somiglia al platino. Sparsi ovunque sul pavimento ovunque sono ciò che la gente chiama "occhi di gatto", una pietra gialla di non grande valore. Ognuno è inciso con una testa del tipo malese. 

I geroglifici 
"Su tutte le urne, su pareti o porte, e tavole di pietra, sono state trovate immagini di misteriosi geroglifici, la cui chiave la Smithsonian Institution spera ancora di scoprire. Le incisioni sulle tavole probabilmente hanno qualcosa a che fare con la religione di quella gente. Geroglifici simili sono stati trovati in Arizona meridionale. Tra i graffiti pittorici, si trovano solo due animali. Uno è di tipo preistorico". 

La Cripta
"La tomba o cripta in cui sono state trovate le mummie è una delle camere più grandi, con le pareti piegate indietro ad un angolo di circa 35 gradi. Ci sono diversi livelli di mummie, ognuno occupa una piattaforma scavata. Alla testa di ciascuno è un piccolo banco, in cui si trovano tazze di rame e pezzi di spade rotte. Alcune delle mummie sono coperte di fango, e tutte sono avvolte in involucri di corteccia. 
Le urne o coppe dei livelli più bassi sono grezze, mentre nei ripiani più alti si raggiungono urne eccellenti nel design, che mostrano un notevole stadio di civiltà. È degno di nota che tutte le mummie esaminate finora hanno dimostrato di essere di sesso maschile, senza che i figli o le donne fossero sepolti qui. Ciò porta a credere che fosse la sezione esterna di una caserma di guerrieri. 
"Tra le scoperte non sono state trovate ossa di animali, né pelli, nessun abbigliamento, né biancheria da letto. Molte delle camere sono nude, ma con recipienti per l’acqua. Una stanza, di circa 40 per 700 piedi, era probabilmente la sala da pranzo principale, e vi si trovano utensili da cucina. Non si sa chi vivesse qui, anche se si presume che venisse a sud in inverno verso le fattorie d’allevamento nelle valli, e risalisse a nord in estate. 
Sino a 50.000 persone potrebbero avere vissuto in queste caverne comodamente. Una teoria è che le attuali tribù indiane dell’Arizona siano discendenti dei contadini o schiavi del popolo che abitava la grotta. Indubbiamente, molte migliaia di anni prima dell’era cristiana, un popolo visse qui e raggiunse un alto stadio di civiltà. La cronologia della storia umana è piena di lacune. Il Professor Jordan è molto entusiasta delle scoperte e ritiene che la ricerca si rivelerà d’incalcolabile valore archeologico. 
"Una cosa di cui non ho parlato, ma che può essere interessante: c’è una camera di passaggio priva d’aerazione, e quando ci siamo avvicinati siamo rimasti colpiti da un odore mortale, terribile, come una puzza di serpenti. La luce che avevamo a nostra disposizione non riusciva a penetrare nel buio, e non sappiamo ciò che la camera possa contenere. Alcuni dicono serpenti, ma altri rifiutano quest’idea e penso che possa contenere un mortale gas o sostanze chimiche utilizzate dagli antichi. Non si sentivano suoni, ma solo l’odore di serpenti. L’intero sotterraneo fa tremare i nervi. La tristezza vi pesa sulle spalle, e oltre le nostre torce e candele c’erano solo le tenebre più nere. L’immaginazione può sbizzarrirsi in congetture e sogni, per ripercorrere e ricostruire i secoli che sono trascorsi". 

Prahlad Jani, l'uomo che vive di aria

Non si vive di sola aria. Almeno così dovrebbe essere per tutti gli esseri umani, ma non per Prahlad Jani, un asceta indù di 82 anni, che sopravvive senza mangiare e bere da 74 anni.

http://it.wikipedia.org/wiki/Prahlad_Jani

Come reso noto alla stampa internazionale dal giornale locale Ahmedabad Mirror, l'uomo ha passato 10 giorni sotto esame in un ospedale dello stato settentrionale del Gujarat, nella città occidentale indiana di Ahmedabad. Un team di medici del Defence Institute of Physiologist and Allied Science (Dipas), un centro di ricerca della difesa, l’ha monitorato per scoprire quale sia il segreto di questa sua straordinaria capacità di resistenza. Un uomo, infatti, è in grado di sostenersi solo per alcune settimane senza ingerire cibo, grazie agli accumuli di grassi corporei, e per pochi giorni senza poter bere.

Ospitato in una stanza ospedaliera speciale, sorvegliata 24 ore su 24 da telecamere, Jani non ha ingerito ne assorbito nessun tipo di liquido o alimento, non ha potuto farsi il bagno, ne defecare. L'unico fluido che gli è stato concesso è stata una piccola quantità di acqua, cento millilitri per la precisione, da usare come collutorio (senza ovviamente avere la possibilità di essere ingoiato).

L’asceta era già stato esaminato nel 2003 da un’altra equipe medica, che nonostante i numerosi esami e accertamenti, non era riuscita a spiegare scientificamente il fenomeno.

Al momento, nessuno è ancora arrivato a capire con esattezza come l’indiano possa alimentare il suo organismo. Gli scienziati che hanno monitorato pochi giorni fa il suo stato fisico, hanno passato al vaglio varie ipotesi, senza però riuscire a comprovarne nessuna con certezza.

Secondo uno dei medici del Dipas, Sudhar Shah, sembra che il guru indù “sia capace di produrre urina nella sua vescica e poi in base alla sua volontà di rimandarla in circolo”, ovvero che l’urina che si forma all’interno della sua vescica venga subito dopo riassorbita dalle pareti della stessa.

Gli scienziati gli hanno controllato il sangue, scannerizzato il cervello e sottoposto il suo corpo a ogni tipo di esame possibile, e dopo tutti i controlli è risultato essere in perfetta salute, con i parametri fisici di quello di un 25enne.
Cresciuto nel villaggio di Charod, nel distretto di Mehsana, il santone sostiene di aver ricevuto in dono all'età di otto anni questa sua facoltà speciale da una divinità e da allora di vivere in una caverna vicino il tempio di Ambaji in stato di Gujarat, dove ancora oggi trascorre gran parte del suo tempo. Coperto solo da un sari rosso, l’abito tradizionale dei devoti alla dea Ambaji, Prahlad Jani è seguito da numerosi seguaci che lo chiamano “mataji” . “Non si è mai ammalato e può continuare a vivere così” ha affermato Bhiku Prajapati, uno dei molti fedeli che gli ha fatto visita in ospedale.

Secondo gli esperti, questa straordinaria capacità di autoalimentarsi sarebbe dovuta a un'antica tecnica di meditazione yoga, una pratica ascetica nota come breatharianismo, ovvero la capacità di assorbire tutti gli elementi nutritivi – vitamine e cibi dei quali si ha bisogno per avere un corpo sano – dalla forza vitale dell’universo o energia “chi”, grazie al raggiungimento del totale dominio delle proprie funzioni corporee attraverso il potere della mente. I breathariani sostengono quindi che nessuna cellula del loro corpo debba essere alimentata e di poter vivere nutrendosi solo di “luce” o di “energia vitale” .

Questa pratica non è mai stata comprovata dalla comunità scientifica, che considera il breatharianismo con totale scetticismo, data l'impossibilità biologica di sopravvivenza per un uomo in assenza prolungata di nutrimento.

Energia eolica


Lo sfruttamento dell'energia eolica si sta affermando troppo lentamente.
Ci sono innumerevoli modi per sfruttare l'energia eolica.
Un esempio è questa ingegnosa applicazione in una traversa d'autostrada
eolico
ma anche questo mini-impianto eolico per i tetti in città che è stato anche
realizzato in materiale trasparente.
eolico

Bici e auto elettriche

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it.pinterest.com/search/bici elettriche
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Bici


UMP-3 (Ultra Mobile Bike)
L’azienda torinese produce tre diversi modelli rivolti a spostamenti cittadini, sport e tempo libero. I componenti sono comuni ai diversi modelli: telaio in Alluminio 7005, batterie LiFePo 4 da 10, 14 o 20 Ah (si varia da 70 a 140 Km di autonomia in piano) e motore da 250 W.
I prezzi Iva compresa per i tre modelli sono:
- Urban € 1.974,30
- Crossover € 2.236,50
- Speed € 2.311,10


Le proposte di bici elettrica sul mercato italiano sono diverse:


La Frisbee http://www.frisbee.eu/
è tra le marche più conosciute. Prodotta da un’azienda altoatesina, la Tc-mobility, proprietaria anche di altri due marchi, Dinghi e S.A.V, la sua gamma si compone di diversi modelli: Sudtirol, Valentina , Euro 7, Euro tour ed Euro 7 mobility. Tutte le versioni rivelano il possesso di un’avanzata tecnologia. Accumulatori ad acido intrappolato o al litio, sistema di frenata che interrompe immediatamente il funzionamento del motore elettrico ed altri accorgimenti rendono le varie Frisbee molto appetibili. Il marchio Dinghi si caratterizza invece per la produzione di biciclette elettriche più “essenziali. Attraverso la rete di vendita, gestita direttamente dalla Tc-mobility, è altresì possibile smaltire gli accumulatori una volta giunti a fine vita.


- Cicloone (http://www.cicloone.it): azienda torinese che propone diversi modelli di bicicletta a pedalata assistita e pieghevole.
Uno dei modelli più popolari è la Reloy, può coprire una distanza assai maggiore rispetto alle normali percorrenze quotidiane in città, possiede un motore “brushless” da 250 watt, si ricarica in un tempo che può variare dalle 4 alle 6 ore e può coprire una distanza di 80-100 km, di molto maggiore alle normali esigenze cittadine e pesa circa 23 kg. Stessa cosa vale per la “Max” che vanta però, tra le altre cose, un caricabatterie elettronico ed automatico.


- Italwin (http://www.italwin.it/): ha un catalogo di 14 biciclette elettriche, il cui costo va dai 1000 ai 2000 Euro. Nel sito c’è un form di ricerca per trovare i rivenditori più vicini a casa propria.


- Microbike (http://www.microbike.it/): azienda romana che propone un catalogo di 10 biciclette elettriche anche queste sotto i 2000 Euro e perfino dei simpatici quad (tra cui uno con sistema di ricarica ad energia solare).


- Atala (http://www.atala.it/): il marchio storico della bici italiana ha anche una linea di ecobike


Non mancano ovviamente le proposte dall’estero,
come le tedesche Kalkhoff e Winora (http://www.winora.de/),
la svizzera Flyer (http://www.flyer.ch/) che probabilmente è quella con il posizionamento più “alto” tra i vari marchi (eccellente componentistica, ma prezzo di entrata attorno ai 3.000 Euro) o la olandese Gazelle, definita un po’ pomposamente come la RollsRoyce delle bici elettriche per la sua eleganza, che trovate sul sito dell’importatore esclusivo per l’Italia Noord (http://www.noord.it/).


Bici
La batteria è nascosta nel telaio, mentre le luci sono a LED. E' una piccolageek dell'infotainment la Smart ebike, che grazie a una presa USB sotto al faro si può collegare con la maggior parte dei terminali mobili.


Sotto il velo di elettronica si cela una meccanica da prima della classe, a cominciare dal motore. E' un'unità elettrica della BionX, integrato nel mozzo posteriore ed è esente da manutenzione. Grazie a 250 Watt può spingere la Smart ebike fino a 25 km/h e recuperare energia in frenata. Le marce invece sono tre, integrate anch'esse nel mozzo e selezionabili dal manubrio. I livelli di ausilio elettrico invece sono 4, selezionabili dal manubrio. Il motore spinge grazie alla batteria agli ioni di litio installata nel telaio, che è in grado fornire fino a 100 km di autonomia. Non disperate comunque, perché nel giro di 5 ore si riesce a ricaricare la batteria. Completano il lotto il telaio in alluminio e i freni a disco.


Va detto però che in sella alla Smart ebike non si sta propriamente rilassati, con le terga indurite dallo stretto sellino. In compenso il computer di bordo è leggibile ed estremamente intuitivo, con tutte le voci ben esposte. Pronti via, si parte per un giro attorno al Tevere. Prime pedalate e...c'è un minimo di ritardo nell'azione del motore elettrico, come se cercasse di capire se volete scattare o semplicemente procedere. Dopodiché il motore entra in gioco spingendovi in avanti di 3/4 metri senza sforzo apparente. Inutile dire come la cosa sia contagiosa, enon passa troppo tempo che provo a sfruttare il motore per alzare la ruota anteriore per metri e metri, sicuro dell'aiuto del BionX. Le risate delle ragazze alla fermata del bus dovrebbero ricordarmi che non ho più 15 anni...


A chi si rivolge questa Smart ebike? A detta di Mercedes un po' a tutti, dal lavoratore d'ufficio, al ragazzo perditempo fino all'ultra sessantenne. La qualità c'è tutta, nulla da dire, come anche l'autonomia promessa. Speriamo solo che in Mercedes non abbiano esagerato: 2.899 euro in questo periodo sono tanti per una bici, anche se ecologica e divertente come l'ebike


The Emotion NEO
Bici
Le batterie che alimentano il motore della bici elettrica sono l’aspetto più particolare, che determina il maggior peso rispetto alle bici tradizionali, e determina anche la diversa forma del telaio, spesso simile a una via di mezzo tra motorino e bici. Questo a causa di quell’ingombrante vano batteria, che, diciamo la verità, non rende la loro linea particolarmente attraente. Una novità è arrivata recentemente dalla Spagna sul mercato delle bici elettriche, è la BH E-motion NEO che segna un cambiamento nel look delle bici elettriche e che ha riscosso notevole successo alle ultime fiere internazionali del settore, come la Taipei International Cycle Show. La BH E-motion NEO è frutto della creatività della casa produttrice spagnola BH Bikes, l’impatto a prima vista è di una normalissima attuale bicicletta non elettrica, del tutto simile alle city bike che circolano per le strade di oggi. Le sue caratteristiche sono riassumibili in breve nella dotazione di un motorino brushless da 250W alimentato da una batteria molto piccola, integrata sul tubo diagonale che si trova al di sotto del canotto della bici, e facilmente estraibile. Essa non appesantisce la linea, inteso come effetto visivo, della bicicletta. La batteria scelta dal produttore è una Samsung ioni litio, ovviamente ricaricabile con un’autonomia che raggiunge i 90 chilometri. Il peso della bici, compreso ovviamente il peso della batteria, va dai 21 del modello Cross ai 24 chilogrammi del modello Extreme. Per il resto possiede cambio e catena Shimano, pedali in alluminio e un display LCD. Il motore è silenziosissimo anche quando viene impiegato al massimo. Una bici bella, dalla linea moderna e aggressiva che non ha nulla da invidiare alle attuali city e mountain bike, per fare molti e molti chilometri a fatica decisamente ridotta
Bici
La Polaris ha avviato una collaborazione con l’EVantage, produttore di motori elettrici per eBike, una nuova linea di bici elettriche.
Tutte le bici elettriche della linea Polaris, sono munite di un cambio con 8 velocità. Si tratta di mountain bike equipaggiata con motore elettrico e batteria. Stando alle previsioni, le bici elettriche Polaris daranno molto filo da torcere alla concorrenza, sia per il design che per la praticità d’impiego grazie all’utilizzo di diverse tecnologie.
I ciclisti potranno sfruttare la pedalata assistica, potranno utilizzare la bicicletta in modo tradizionale oppure, lasciarsi trainare dal motore elettrico. La pedalata assistita sfrutta la tecnologia Biosync, così da rendere l’esperienza di guida più naturale possibile. Le ebike Polaris DuoDrive, sfoggiano un motore elettrico che consente ulteriori modalità di guida che consentono al ciclista di percorrere, senza il minimo sforzo, sia sentieri piani che zone in pendenza (salite, colline…).
Le bici elettriche Polaris hanno un’autonomia di 50 chilometri in pedalata assistita, l’autonomia si riduce a 10 chilometri se il ciclista sfrutta esclusivamente la trazione elettrica dedicata. L’ebike Polaris ha una velocità massima di 20 mph (circa 33 km/h). La batteria è portatile e può essere rimossa agevolmente. La ricarica completa della batteria si esegue in 4-6 ore mediente la classica presa elettrica domestica.
Non manca un sistema di recupero dell’energia dalla frenata. Le bici elettriche presentano un indicatore luminoso a LED che segnala lo stato di carica della batteria. Le bici sono munite di un piccolo computer di bordo che fornisce tutte le informazioni utili come distanza percorsa, velocità e anche informazioni relative alle eventuali emissioni di CO2 prodotte dalla bici elettrica.


bici

Sunbike, la bici elettrica a energia solare senza batterie. Leggera, maneggevole, facile da usare e senza costi di manutenzione (a parte quelli di una qualsiasi bicicletta) perché sono proprio le batterie la parte più ‘scomoda’ dei velocipedi a pedalata assistita. Solo di una cosa ha bisogno: un po’ di sole.
La velocità è di circa 10 km/h, mentre durante il giorno supera i 20 km/h.
Il motore della bicicletta solare è un pannello fotovoltaico della Enecom che installato a mò di capotte produce l’energia necessaria per il movimento. La bicicletta è priva di batterie, caratteristica che la differenzia da altre biciclette simili, ed è a norma per la circolazione in strada come velocipede a pedalata assistita.
La maneggevolezza della bici elettrica solare senza batterie dipende dal peso di soli 23 kg, che può scendere a circa 20 kg con ulteriori modifiche (dice l’inventore). Otre che essere maneggevole, la bici solare protegge dal sole, dalla pioggia (se leggera, non dai temporali), consente di passare gli attraversamenti pedonali senza problemi e senza le batterie la manutenzione è limitata a quella di una bicicletta tradizionale.
21 maggio 2013
bici
La bicicletta RAD-e ha un carattere dinamico e sportivo ed è stata progettata per ridurre al minimo le esigenze di manutenzione. Tra i vari design di eBike visti fin ora, questo dell’Opel RAD-e sembra essere il più ragionevole.
La bici elettrica Opel è dotata di un motore elettrico da 250 Watt, alimentato da una batteria agli ioni di litio che fornisce un’autonomia fino a 140 km. Il telaio gioca un ruolo fondamentale non solo perché costituisce la colonna portante della bicicletta ma soprattutto perché ospita la batteria.
29 aprile 2012
BICI
VeloMini”, una bicicletta elettrica, con una batteria agli ioni di litio di 24v, 6AH. Può essere piegata e riposta in una custodia simile a quella di una chitarra. VeloMini ha un telaio in alluminio anodizzato e un motore da 180 watt che consente di percorrere senza l’ausilio dei pedali, distanze di circa 20 km a una velocità di circa 6 metri al secondo.
Sempre in alluminio, troviamo la Mini Folder Bike, il brand Mini è famoso per il suo cavallo di battaglia, l’automobile che è stata citata anche in una canzone di Madonna, la Mini Cooper.
499 €
16 gennaio 2012
BICI
Green Wheell nata in casa Ducati Energia. 
Offre a tutti la possibilità di usufruire dei vantaggi di una bicicletta a pedalata assistita senza l’acquisto di una nuova bici e con una spesa con tenuta.
La genialità è quella di concentrare tutto il sistema (batterie, motore, inverter, elettronica di controllo) all’interno del mozzo posteriore della bicicletta, con inoltre la possibilità di una frenata ‘rigenerativa’, che cioè utilizza l’energia prodotta in frenata per ricaricare la batteria. I componenti tecnici di Green Whell sono il pacco batterie da 4,7 Ah litio-ferro-fosfato (LiFeP04), il motore da 250W brushless, bluetooth, GPS e dimensione ruota da 26 pollici.
20 ottobre 2012
BICI
La Bioplanet Bike è più semplice delle Jetson E-Bike ed è sobria quasi quanto l’italianissima LEAOS Carbon E-Bike. La differenza è nel motore. Solitamente il motore di una bici elettrica è posto sulla ruota posteriore, l’ebike Bioplanet è equipaggiata di un motore elettrico che si integra perfettamente nella regione di aggancio dei pedali, infatti la bici elettrica Biplanet ha tutto l’aspetto di una bicicletta convenzionale! Un aspetto ingannevole dato che il motore elettrico installato è un brushless dalla potenza di 500 watt, niente male se si pensa che la bici elettrica Smart monta un motore da 250 watt ed è molto più pesante e ingombrante della Bioplanet bike.
Il motore brushless da 500 watt è abbinato a una batteria da 36 volt. Una combinazione potente che consente un’autonomia di 45 chilometri mentre per la velocità questa sarà limitata in base al paese in cui sarà commercializzata. La bici è venduta con un caricabatterie da 180 watt in grado di ricaricare completamente la bici nel giro di 2 ore.
2.399 euro.
29 marzo 2013
BICI
La velocità è stata limitata a 25 km/h così da rispettare le normative europee. Ha un’autonomia di 70 chilometri. La batteria è da 300 Wh, quando è scarica può essere facilmente rimossa mediante l’utilizzo di una chiave, la sua ricarica completa è garantita mediante una presa elettrica domestica in poco più di due ore. Ha un peso di 22 chilogrammi (misura M con telaio di 46 centimetri). Il telaio è in alluminio con sospensione anteriore.
22 marzo 2013
audi
La batteria è agli ioni di litio ed è integrata nel telaio. I tempi di ricarica sono ottimizzati e non superano i 150 minuti per un ciclo completo.
Il telaio, insieme alla forcella che tiene la ruota posteriore, sono realizzati in fibra di carbonio rinforzata con polimeri CFRP. Tra le chicche vediamo gli ampi raggi piatti per una trasmissione più efficienza della potenza, ciò significa che per ogni pedalata si otterranno performance più elevate! I progettisti la descrivono come l’ebike ultraleggera e questo concetto non è smentito nelle prestazioni che trovano voce in diverse modalità.
La modalità “Pure” non è elettrica e sfrutta principalmente la forza prodotta dalle pedalate del ciclista. La modalità “Pedelec” è supportata dal motore elettrico che consente una velocità massima di 80 km/h. La modalità “eGrip” consente di sfruttare la bici elettrica Audiesclusivamente con il motore elettrico.
25 maggio 2012
peugeot
DL122 della Peugeot
I materiali impiegati sono legno, alluminio e pelle. 
Indossare uno zaino alla guida rende difficile il bilanciamento del pilota e rende più faticosa ogni pedalata. Il baricentro è la posizione media della massa di una persona, di uno scooter o di una bicicletta. Esso gioca un ruolo importante quando si pilota un veicolo
19 marzo 2012

biciGreyp G12
La difficile affermazione dell'auto elettrica

Risalgono al 1996, le prime auto elettriche prodotte in serie. Le EV1 (Electric Vehicle 1 ), furono fabbricate negli USA dalla General Motors e circolarono per le strade della California. auto veloci: passavano da 0 a 100 km/h in meno di 9 secondi! Erano molto silenziose. Non producevano nessun tipo di inquinamento (e neppure avevano il tubo di scappamento). Erano facilmente ricaricabili con energia elettrica nel garage di casa.
Ev1 Dieci anni dopo queste auto del futuro sparirono. Queste auto non potevano essere comprate, ma solo noleggiate. I contratti di noleggio non vennero semplicemente rinnovati. La General Motors recuperò tutte le EV1, nonostante l'opposizione dei suoi utenti, e dopo furono......DISTRUTTE...
Nel 1997, la Nissan presentò il modello elettrico Hypermìnì nel salone di Tokyo.
Hipermini Nissan Il Municipio della città di Pasadena (California USA) adottò quest'auto come veicolo professionale per i suoi dipendenti. Erano molto apprezzate per la loro facilità di manovra e parcheggio ed anche per la loro efficienza di movimento dentro la città. Nell'agosto del 2006, andò a termine il contratto di noleggio delle auto tra il Municipio di Pasadena e la Nissan. Il municipio tentò di comprare le auto, ma la Nissan non lo permise, ma le ritirò tutte per...distruggerle. 

Nel 2003, la Toyota decise di iniziare la produzione del RAV4-EV. (EV=Veicolo Elettrico)

Toyota RAV4 Questa 4x4 elettrica, un prodotto di alta raffinatezza tecnologica, era stata molto apprezzata dai suoi utenti fin dal 1997. Il costo di ricarica era di US$ 0,09 per kilowatt/ora, vale a dire, una ricarica completa del veicolo costava $ 2,70. Nel 2005 i contratti di noleggio andarono a scadenza. La Toyota immediatamente si prodigò a recuperare tutte queste auto per...DISTRUGGERLE!
La linea fu tolta dalla produzione e la batteria NiMH EV-95 non venne mai più prodotta. Perché? Nel 2005 la fusione commerciale Chevron - Texaco comprò il brevetto della batteria per US$ 30 milioni e smantellò la fabbrica. Le "lobbies" delle grandi compagnie petrolifere non vogliono che i veicoli elettrici sopravvivano.

Ma non esiste solamente la tecnologia dell'auto elettrica...La BMW ha un'automobile commerciale a base di idrogeno. Da circa 10 anni! Il Governatore della California, il famoso attore Arnold Schwarzenegger, guida una Hummer. Ad idrogeno!
L'anno prima fu presentata al pubblico la Genepax, un'auto che funziona col vapore acqueo.
Water car Altro ancora: più di 100 anni fa un geniale scienziato Nikola Tesla trovò il modo di far muovere un motore (o una turbina ecc.) con I' "Energia libera" che non usa né acqua né idrogeno come fonte d'impulsi ma solamente dei magneti.
E perché non si applica?
Perchè contrasterebbe i profitti delle gigantesche corporazioni petrolifere che controllano i legislatori degli USA e dell'Europa.

Auto elettriche in commercio
Smart 

auto elettrica Fortwo Electric Drive
La piccola citycar elettrica viene prodotta nello stabilimento francese di Hambach dove, per la sua produzione, sono stati investiti oltre 200 milioni di euro.  La Smart Fortwo Electric Drive è disponibile sia in versione Coupé che in versione Cabrio.
Dotata di un motore elettrico da 55 kW (75 cv) di potenza, raggiunge la velocità massima di 125 km/h e accelera da 0-60 km/h in 4,8 secondi.
Il motore elettrico della Smart Fortwo Electric Drive è alimentato da batterie da 17,6 kWh che le consentono un’autonomia di circa 145 km nell’utilizzo urbano. I componenti provengono da joint venture con Bosch ed Evonik. Smart prevede due modalità di acquisto per la Fortwo Electric Drive, ovvero con batterie incluse o in alternativa con batterie a nololeggio. Il prezzo, in Germania, è di 18.910 per la versione Coupé e 22.000 euro per la versione Cabrio, con il noleggio delle batterie fornito al prezzo di 65 euro mensili. Diversamente, se si acquistano le batterie insieme all’auto, il prezzo ammonta a 23.680 euro per la versione Coupé e 26.770 euro per quella Cabrio.
CitroenFORD Focus Electric
autoRenault ZOE
AUTOVolkswagen e-up!
AUTOAUTOautoP-mob
autoFiat 500
autoAuto di Gordon Murray
autohttp://www.electricmotornews.com/

Nissan
 nismo_michelin 2013
Nissan prototipo ZEOD RC
Nel 2014 arriva la Formula E ovvero la Formula 1 elettrica
Formula 1 Elettrica
.auto
Auto elettrica  a 5.000 euro  costruita per ora solo come prototipo in Germania da Streetscooter


Bluebird Proteus CN7
Auto con impianto fotovoltaico

auto-solare.jpg
La Toyota Prius ha un motore a benzina che carica delle batterie che a sua volta alimentano un motore elettrico.
Le celle fotovoltaiche sul tetto vanno anche loro a caricare le batterie. 
parcheggio
Se poi l'auto resta ferma in parcheggio, sotto il sole, sarebbe ora di fare anche i parasole con le celle fotovoltaiche.
http://www.omniauto.it/magazine/10667/ricarica-solare-toyota
auto
Pininfarina Blue car

A Taiwan, deriva da Apollo,raggiunge 70Km/h e costa 17.000 euro Treehugge
autoauto solare
Alla competizione della World Solar Challenge nella città australiana di Adelaide gareggiano auto di questo tipohttp://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/2011/11/11/solar-challenge-auto-solari-in-gara-nel-deserto/
.auto
Venturi, ci presenta questa vettura ibrida, ovvero, alimentata anche da un propulsore elettrico
auto

SUNN la city car di Art Hainnes

auto
La macchina solare del Centro di Formazione Professionale Simonetta Tosi 
auto
Auto solare della Hochschule di Bochum in Germania
http://www.unistudenti.it/unical/auto-ad-energia-solare-unical-fa-il-giro-del-mondo-con-solar-car-gt-sergio-bova/1488
http://energia-plus.it/il-pronto-intervento-per-le-auto-solari-distrelec-supporta-lauto-solare-della-hochschule-di-bochum-con-una-consegna-rapida-dei-componenti/


auto
Nato dai designer Yanchao Wang e Zhang Zhizhen l’HXO è un veicolo futuristico.
Immagazzina l'energia solare e la utilizza per dividere l'acqua in idrogeno e ossigeno.
L'idrogeno generato dal sistema di bordo è utilizzato per alimentare il veicolo.